C’è un lago di Como che pochissimi conoscono. Non compare sulle cartoline nei negozi di souvenir, non ospita code di turisti sul lungolago, non è stato ancora divorato dal circo dell’overtourism. Eppure esiste, è bellissimo e aspetta solo di essere scoperto. Siete curiosi di scoprire le sue nicchie?

Diciamocelo: Bellagio è meravigliosa. Varenna è pittoresca, Como è elegante. Ma se siete mai stati lì nei mesi estivi — o peggio, in un weekend di luglio — sapete esattamente cosa significa ritrovarsi incastrati in una processione di selfie stick, aspettare quaranta minuti per un aperitivo e lottare per conquistare un centimetro di parapetto sul lago. Il fenomeno dell’overtourism ha trasformato alcune delle mete più amate del Lario in parchi a tema di se stesse, svuotandole di quella lentezza e di quella magia che le avevano rese celebri. 

Ma il lago è lungo 46 chilometri e ha due sponde. E lungo quelle sponde, a pochi chilometri dai luoghi più affollati e conosciuti, si nascondono nicchie di autenticità che il turismo ha quasi completamente ignorato. Paesini di pietra grigia che specchiano i loro tetti nel lago, sentieri che profumano di umidità e muschio, trattorie dove la padrona di casa ancora chiede se si vuole un secondo piatto. Luoghi meno conosciuti che, proprio per questo, conservano intatta la loro anima. Se sei curioso di scoprire la vera tradizione del lago di Como, questo articolo fa per te.  

La sponda occidentale del lago di Como: i borghi silenziosi in provincia di Como 

La strada che da Como porta a Bellagio costeggiando la sponda sinistra del ramo di Como — chiamata anche “Regina” nella parte alta del lago — è uno di quei tragitti che la maggior parte dei turisti percorre in traghetto o in taxi-boat, perdendo così alcuni dei luoghi meno conosciuti più sorprendenti dell’intero lago. Fermarsi, invece, è tutto.

Faggeto Lario e Pognana Lario

 A pochi chilometri da Como, quasi nascosti dalla vegetazione, Faggeto Lario e Pognana Lario sono due borghi gemelli separati da qualche curva. Faggeto ha un piccolo lungolago dove i bambini del paese giocano ancora come si faceva negli anni Settanta. Le case color pastello si ammassano una sull’altra seguendo la logica della roccia, non dell’urbanistica. Pognana è ancora più riservata: una vera nicchia per chi cerca il silenzio. Il porticciolo è minuscolo, le barche degli abitanti sembrano appoggiate all’acqua con rispetto. Qui il tempo scorre seguendo il ritmo delle stagioni lacustri, non il ciclo dei bus turistici. 

Nesso: dove l’acqua cade nel lago 

Nesso merita una sosta lunga. Il suo centro storico si incastra attorno alla Orrido di Nesso, una gola spettacolare dove il torrente Nosè e il torrente Tuf precipitano in un salto di decine di metri prima di gettarsi nel lago. L’antico ponte medievale che sovrasta la gola è uno di quei posti che tolgono il respiro. Eppure, incredibilmente, ci si può arrivare e trovare solo due o tre visitatori. Nesso è la prova che la bellezza autentica, quella che non ha bisogno di filtri Instagram, può ancora sopravvivere alla scoperta del turismo di massa. 

Lezzeno: il gioiello nascosto di fronte a Bellagio 

Direttamente di fronte a Bellagio — che da qui si vede in tutta la sua gloria, come un promontorio verde che divide il lago in tre — si estende Lezzeno, probabilmente la più grande nicchia di questa sponda. È uno dei comuni più estesi del lago, eppure è quasi sconosciuto. Le frazioni sono disseminate sui pendii e si scende al lago in pochi punti, spesso attraverso viuzze che sembrano esclusivamente riservate agli abitanti. Le ville ottocentesche si alternano a boschetti di castagni. Passeggiare lungo il suo lungolago significa avere la visione perfetta sul Triangolo Lariano senza che nessuno ti stia fotografando alle spalle. 

Civenna e Onno: l’altopiano sopra il lago 

Salendo verso l’interno, Civenna è un paese sull’altopiano del Triangolo Lariano che offre panorami mozzafiato su tutti e tre i rami del lago. Non ci si aspetta una tale ampiezza di orizzonte salendo da Carate Urio: eppure da lassù il Lario si distende come una mappa vivente. Onno, invece, è un piccolo borgo lacustre di pescatori rimasto quasi immutato. L’approdo è silenzioso, i bar sul lungolago sono quelli che erano trent’anni fa — e questo, in un’era di omologazione globale, è la sua più grande ricchezza.

Sponda Como

Must see

ORRIDO DI NESSO 

Una cascata che precipita nel lago attraverso una gola medievale. Gratuita, accessibile, quasi sempre deserta. 
Vista panoramica

CIVENNA 

Dal triangolo lariano si abbracciano tutti e tre i rami del lago in un colpo solo. Pausa pranzo irrinunciabile.

Borgo autentico

LEZZENO 

Di fronte a Bellagio senza la stessa folla. Il miglior punti di osservazione del promontorio. 
Pescatori

ONNO 

Il porticciolo dei pescatori più autentico della sponda comasca. Trattorie genuine e nessuna attesa. 

La sponda orientale del lago di Como: alla scoperta del ramo lecchese 

Se la sponda comasca porta il peso di una certa fama — che le è comunque toccata per giusto merito — il ramo orientale del lago, quello che da Lecco risale verso Colico costeggiando la sponda della provincia di Lecco, è il grande segreto del Lario. Qui le montagne precipitano nel lago con più decisione, l’acqua è più scura e profonda, i paesi hanno il carattere solido e un po’ burbero dei borghi di lavoratori. È il lago di Manzoni, quello dei Promessi Sposi. Ed è straordinariamente autentico. 

Abbadia Lariana e Mandello del Lario 

Appena fuori Lecco, Abbadia Lariana è un paese che vive di lago e di lago si nutre: la spiaggia pubblica è frequentata dai locali, la passeggiata lungofiume è tranquilla, il bar sul molo serve una Campari col ghiaccio come si deve. Mandello del Lario è famosa per la Moto Guzzi — lo storico stabilimento si affaccia sul lago — ma ha anche un centro storico con la sua chiesa romanica e un lungolagoo piacevolmente non turistico. Qui il lago è parte della vita quotidiana, non uno sfondo per fotografie. 

Lierna e Fiumelatte: piccole meraviglie 

Lierna è forse il più segreto dei borghi della sponda lecchese. Il suo castello medievale, in parte privato, domina una piccola insenatura dove in estate le famiglie del posto fanno il bagno. La sera, quando le luci delle ville sull’altra sponda si accendono, il riflesso sull’acqua è di una bellezza quasi irreale. Qualche chilometro più a nord si incontra Fiumelatte, il paese che deve il nome al torrente omonimo — il più breve d’Italia con i suoi 250 metri — che scorre bianco come il latte dalla roccia al lago. Leonardo da Vinci lo visitó ne rimase affascinato. Vale la pena fermarsi a capire perché. 

Bellano: il borgo che ruggisce 

Bellano è uno di quei luoghi meno conosciuti che, una volta scoperti, si fatica a non raccontare a tutti. L’Orrido di Bellano — una gola profondissima attraverso cui passa il torrente Pioverna — è percorribile su una passerella sospesa sopra il vuoto, tra rimbombi d’acqua e giochi di luce. Il borgo intorno è genuino, il lungolago è animato da un mercato locale il sabato mattina. Bellano è la dimostrazione che le migliori esperienze del lago non hanno bisogno di marketing. 

Dorio, Dervio e Piona: il lago che tace 

Risalendo verso nord, il lago si allarga e il traffico turistico si dirada quasi completamente. Dervio è un borgo di pescatori con una torre medievale e una spiaggia sassosa dove i gabbiani fanno la voce grossa. Dorio si aggrappa alla roccia come un nido d’aquila, con le sue case strette e i vicoli verticali. Ma il gioiello finale è l’Abbazia di Piona, un’antica abbazia cistercense del XII secolo che sorge su un piccolo promontorio quasi completamente circondato dall’acqua. I monaci ancora vi abitano, il chiostro romanico è uno dei più belli di tutta la Lombardia e il silenzio che vi regna è — nel senso più pieno e prezioso della parola — straordinario. 

Colico: il lago del vento 

All’estremo nord, Colico è il punto dove il lago termina e comincia il fiume Adda. I kitesurfer e i windsurfer lo amano perché il vento qui è costante e generoso. Ma Colico ha anche storia: le sue torri spagnole del Seicento arrugginiscono con dignità a ridosso dell’acqua, e le sue spiagge di sassolini bianchi — praticamente deserte fuori dall’alta stagione — offrono una pace che nella parte centrale del lago è ormai quasi impossibile trovare 

Sponda Lecco

Natura

ORRIDO DI BELLANO 

Una gola selvaggia nel cuore dle borgo. Passerella sospsesa sull’abisso circondata dal rumore dell’acqua.
 
Spiritualità

ABBAZIA DI PIONA

Un’abbazia romanica del XII sec. su un promontorio lacustre. I monaci distillano ancora un liquore locale. 
Curiosità

FIUMELATTE

Il torrente più breve d’Italia. Scorre solo da marzo a ottobre. Leonardo da Vinci lo studiò personalmente. 
Sport & storia

COLICO

Vento, kitesurf e torri spagnole del XVII sec. Il punto più selvaggio e autentico dell’Alto Lario 

 

Come vivere al meglio questa scoperta

  • Noleggiate un’auto o, meglio ancora, una bicicletta elettrica: le strade di entrambe le sponde sono strette e meravigliose, ma il parcheggio è un’utopia nelle mete principali. 
  •  Evitate luglio e agosto per i borghi più piccoli: la primavera (aprile–maggio) e l’autunno (settembre–ottobre) regalano colori e temperature perfetti senza la pressione delle folle. 
  • Usate i battelli di linea del servizio Navigazione Lago di Como: collegano tutti i paesi della sponda lecchese ed è il modo più bello — e lento — per scoprirli. 
  • Prenotate in trattorie locali, non nei ristoranti con menù fotografici sul lungolago delle mete famose: il rapporto qualità-prezzo è incomparabile. 
  •  All’Abbazia di Piona i monaci vendono il loro miele e il loro liquore: è uno dei souvenir più autentici che possiate portare a casa dal lago. 

Perché scegliere i luoghi meno conosciuti 

Non si tratta di snobismo al contrario. Non si tratta di demonizzare Bellagio o Varenna — che restano bellissime e meritano ogni attenzione. 

Si tratta di ricordare che un territorio vasto e ricco come il lago di Como non può e non dovrebbe essere ridotto a cinque cartoline e tre piazze affollate. 

Il fenomeno dell’overtourism ha effetti reali e misurabili: i prezzi salgono, i residenti se ne vanno, i negozi di alimentari diventano shop di souvenir, le trattorie diventano ristoranti con menù in dodici lingue e nessuna ricetta locale. Quando si sceglie una nicchia meno battuta, si contribuisce concretamente a distribuire in modo più equo i benefici del turismo e a preservare vivi i borghi che rischiano l’abbandono. 

E poi — motivo forse ancora più egoistico — ci si diverte di più. Si scopre di più. Si torna a casa con storie da raccontare, non solo con fotografie uguali a quelle di chiunque altro. 

Il lago di Como più bello è quello che non tutti hanno ancora trovato. Adesso sapete dove cercarlo.